Unprogged: “uno dei migliori album degli ultimi tempi” (IT)
Thanks to Ferruccio Battini, the Unprogged reviewer:
“Non credevo potesse accadere e invece sì, è successo, con mia grande sorpresa ed immensa gioia. No, non sono diventato padre, ma ho finalmente avuto l’occasione di ascoltare il “disco che non ti aspetti”. Seguo gli Ora Nombro sin dal loro debutto (Mindprojector, la loro demo, risale al 2004) ed ho sempre pensato che questi italianissimi ragazzi potessero davvero fare il botto, grazie ad una freschezza notevole nel songwriting e doti tecniche invidiabili.
Ma non avrei mai pensato che il loro primo full-length potesse avere un tale impatto in termini di qualità, ispirazione ed idee: gli Ora Nombro propongono una ricetta efficacissima, fatta di progressive metal intricato ed a tratti cervellotico, nei cui anfratti trovano spazio e, talvolta, dilagano melodie trascinanti, di indubbio fascino ed una ricercatezza sonora raramente riscontrabile altrove. Merito di una band compatta, sicura di sè, e merito anche del talento cristallino di Pat Matrone, fondatore del gruppo insieme a Paolo Rama, ormai ex membro del combo meneghino: il chitarrista in questione non solo si è occupato della scrittura dell’intero album, ma lo ha letteralmente infarcito di assoli tremendamente esaltanti e ritmiche che pescano ora dal jazz ora dal metal più puro, aggredendo l’ascoltatore con soluzioni spiazzanti, riff di immediata assimilazione, note che arrivano da ogni lato. Accompagnato ed assecondato alla perfezione da due ottimi musicisti come Stromendo e Serati, che non mancano di sottolineare ed enfatizzare i passaggi più azzardati, Matrone si è fatto carico anche della parte ritmica, programmando una drum-machine mai così convincente: sono un purista della batteria “live”, ma il lavoro fatto su questo disco è quasi certosino. Suoni realistici, grande dinamicità, ed una creatività che delinea una grande capacità di scrittura: il sound degli Ora Nombro, articolato ma al tempo stesso coeso, fa uso anche di molta elettronica per un risultato finale di indubbio fascino. Merito di una accurata scelta dei suoni, specie per quanto concerne le tastiere: gli effetti di Stromendo non sono mai invadenti nè stridenti, e permettono ai brani di guadagnare in atmosfera.
Un utilizzo saggio ed equilibrato che si palesa sin dall’inizio, nella conturbante introduzione di “Between Man and Machine”: raffinata e graffiante, ricca di botta e risposta tra chitarre, basso e batteria, con la tastiera a rilanciare l’andatura. Un biglietto da visita praticamente perfetto. La qualità media dei brani è davvero alta, e si prosegue sulle vibrazioni di “Discovery”, dove fa capolino anche la voce di Pino Tozzi: prestazione convincente la sua, anche se (per trovare il pelo nell’uovo ad un lavoro eccellente) la pronuncia è migliorabile e si ha l’impressione di poter lavorare ancora sull’estensione vocale. Splendido invece il cantato nelle parti più morbide, dove il feeling di Tozzi vien fuori in tutta la sua pienezza.
E’ però nelle tracce meno movimentate che gli Ora Nombro mostrano le uniche debolezze di un songwriting solidissimo: “New Life” e “Beyond the Wall” sono ben arrangiate, e riescono persino ad emozionare ai primi ascolti, ma tradiscono una certa piattezza di fondo.
Poco male, visto che negli episodi strumentali e nei restanti brani è possibile apprezzare tutte le sfumature del gruppo milanese: “Reason to Live” potrebbe far parte di un ipotetico Images and Words part II, orecchiabile ed ammiccante com’è; “Synoptic Groove” è un’autentica sbornia di tempi dispari, sfumature fusion ed accelerazioni impreviste, così come la epica “Asymmetrical Thoughts”: quasi undici minuti di pura progressione musicale, tra unisoni funambolici, dissonanze e respiri futuristici, improvvisazioni jazz e sfuriate elettriche. Matrone resta sugli scudi anche nella conturbante “The Thin Line”, anche se è il basso di Serati a renderla speciale grazie ad un groove notevole che sostiene il brano per tutta la sua durata, nonostante le partiture non siano affatto delle più lineari.
Non mancano neanche qui i momenti folli ed una virata verso tonalità più cupe, ma impressiona la facilità con la quale il gruppo riesce ad unire complicate strutture ritmiche a sezioni fortemente catchy, senza intaccare in alcun modo la resa finale del pezzo.
Degna di nota anche la conclusiva “Dark Skies”, bonus track interamente scritta da Tozzi: efficaci chiaroscuri, interessanti variazioni di tempo e, ancora, deliziose aperture fusion a cesellare un percorso musicale ben preciso.
Gli Ora Nombro sono già riusciti a plasmare un loro stile personale, un progressive metal che, ripartendo dalla miglior tradizione made in Dream Theater (quelli buoni, si intende!), si intreccia a fraseggi jazz, ricami melodici ed influenze elettroniche capaci di formare un tutt’uno poliedrico, affascinante e carico di emozioni, nonostante l’apparente abuso del virtuosismo. Niente in questo disco è lasciato al caso, si respira amore per la musica, voglia di mettersi in gioco, di entusiasmare, di spiazzare e coinvolgere al tempo stesso: un bersaglio centrato in pieno che riempie di soddisfazione, perchè colpito da una band italianissima, talentuosa e già matura per il grande salto.
Arricchire la line-up con un batterista vero potrebbe garantire alle composizioni degli Ora Nombro quel calore che, nonostante l’eccellente lavoro di programming, ancora manca e che darebbe al prodotto finale una marcia in più verso l’eccellenza. Nonostante ciò “Between Man and Machine” resta uno dei migliori album degli ultimi tempi, un trionfo di note che sazierà anche il progster più affamato. La parola alle labels, qui c’è una potenziale gallina dalle uova d’oro.”
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